In un quartiere di Napoli, agli inizi degli anni sessanta, un ragazzo racconta la breve stagione che lo porta all’età adulta: il lavoro nella bottega del falegname Mast’Errico; l’incontro con Rafaniello, il calzolaio ebreo, proveniente dal nord Europa, al quale un angelo ha predetto che avrebbe raggiunto la Terra Promessa con le ali custodite nella sua gobba; la malattia e il lento spegnersi della madre; la scoperta dell’”ammore”, con Maria.
Tutt’intorno, il brulichio delle strade di Napoli, con le sue mille povertà, con i suoi odori, i suoi sotterfugi, la città dove “la morte non si vergogna di niente”; la Napoli. dei contrasti estremi: i vicoli chiassosi e il dolore silenzioso, i ricatti e i riscatti, la fragilità e la forza d’animo, la materia e lo spirito, la vita e la morte.
Montedidio è un racconto carico di forze primitive: lacrime, sangue, sudore e ormoni si mescolano in una linfa vitale che rende anche l’amore “un’alleanza, una forza di combattimento”.
Montedidio è il racconto dell’adolescenza che non fa a tempo a nascere per il duro incalzare della vita; è il racconto del cambiamento del corpo di un “guaglione” che diventa uomo e che affronta i propri pensieri, coltiva i propri sogni fino a scatenarli nel lancio simbolico del suo “bumeràn” e nell’urlo finale liberatorio.
Montedidio è un racconto che ha la forza di uno sputo, delle lacrime che scoppiano, l’impeto di una imprecazione, la tenerezza nascosta di un sogno e la voracità del tempo che corre impietoso perché, come dice il falegname mast’Errico, “A iurnata è ‘nu muorzo”, la giornata è un morso, è corta.
monologo teatrale tratto dal romanzo
“MONTEDIDIO” di ERRI DE LUCA
® Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione ne “I Narratori” settembre 2000
Con
Mario Mirelli
Attore /regia
Gianni Calabrese
cantante
Marco Tramontano
chitarra classica
Maria Do
flauto traverso
Massimo Alberti
luci





